CAVITA' a RISCHIO AMBIENTALE


Censimento delle Cavità a rischio ambientale

Per intervenire in modo efficace sulle situazioni che mettono a rischio l’ambiente sotterraneo è necessario conoscere in modo puntuale e dettagliato quante e quali cavità presentano problemi. Il CRA è un progetto nato nel 1995 nell’ambito della Federazione Speleologica Veneta e fatto proprio dalla Società Speleologica Italiana negli anni successivi. Il CRA è stato elaborato da P. Mietto, C. Germani e M. Martino con la collaborazione della Commissione Catasto della SSI.
Maggiori dettagli sono scaricabili qui

Dal 2009 i dati completi sono disponibili on-line su questo sito e vengono regolarmente aggiornati.
Naturalmente CRA è lontano dall’essere esaustivo e completo ed è aperto a valutazioni, integrazioni e correzioni. Malgrado ciò fornisce una base di lavoro per la protezione dell'ambiente carsico e delle risorse idriche, per la riduzione dei rifiuti, la valorizzazione degli habitat naturali e la lotta alle discariche abusive. 

REGIONE

TOTALE GROTTE SEGNALATE COME CRA

I

T

O

A

TOTALE

GROTTE CATASTATE (agg.2009)

%

ABRUZZO

6

2

3

 

2

 

 

BASILICATA

1

 

1

 

 

215

0,47

CALABRIA

1

1

1

 

 

 

 

CAMPANIA

19

16

 

3

 

1009

1,98

EMILIA ROMAGNA

22

17

3

6

1

850

2,59

FRIULI VENEZIA GIULIA

197

169

 

30

 

7206

2,73

LAZIO

37

26

13

2

 

1705

2,17

LIGURIA

12

10

1

1

 

1820

0,66

LOMBARDIA

1

 

 

 

1

 

 

MARCHE

2

2

 

 

 

574

0,35

PIEMONTE

3

1

1

1

 

2152

0,14

PUGLIA

56

47

11

5

 

2167

2,58

SARDEGNA

3

3

 

 

 

3081

0,10

SICILIA

3

1

3

 

 

1060

0,28

TOSCANA

3

1

 

1

1

1830

0,16

TRENTINO AA

7

3

4

 

 

1941

0,36

UMBRIA

3

3

 

 

 

859

0,35

VENETO

69

49

17

9

 

7655

0,90


Tabella: situazione al 2009 delle grotte segnalate come a rischio ambientale. Legenda: CRA=cavità a rischio ambientale; in verde i dati provenienti dai catasti regionali, in bianco i dati provenienti da singoli speleologi e/o da eventi PiB 2005-2009; I = rifiuti “urbani”; T = rifiuti tossici; O = ordigni bellici; A = altro, principalmente carburo esausto. NOTA: se la somma I+T+O+A non coincide con il numero di segnalazioni è a causa della contemporanea presenza di più tipi di inquinamento.

La tabella  riassume i dati sin qui raccolti ma, poiché le informazioni provengono da fonti eterogenee, la corretta lettura richiede qualche indicazione supplementare. A parte le evidenti carenze di Abruzzo, Calabria e Lombardia, che vari motivi non hanno ancora un catasto in grado enumerare le cavità presenti in regione, altre realtà locali non sono (ancora?) in grado di indicare quante grotte hanno problemi. In questo seconda caso i numeri provengono da singoli speleologi che hanno segnalato casi particolari, di solito in occasione di un evento PiB. Il carburo esausto è ovviamente presente in tutte le grotte e quelle segnalate (colonna A) sono semplicemente le cavità dove è stata effettuata una operazione di pulizia. Nell’elenco, infine, non sono incluse le cavità artificiali che, pur essendo state teatro di attività legate a Puliamo il Buio, presentano oltre a possibili problemi di inquinamento delle falde, altre questioni legate alla tutela dei beni storici ed archeologici.
La percentuale di grotte CRA rispetto al totale appare rassicurante: 1% circa, o 1,5% se si escludono i dati non provenienti dai catasti regionali e quindi meno attendibili.
Una diversa percezione del fattore rischio, però, potrebbe essere ottenuta escludendo dal numero complessivo le cavità che si trovano in una situazione di tutela oggettiva (parchi o riserve), di accesso difficile o semplicemente poste ad una quota tale da isolarle da un ambito che potremmo definire urbano-industriale-escursionistico.
Purtroppo allo stato attuale dei vari catasti regionali e nazionali, questa selezione ulteriore non è possibile. 

Quale rischio?

Nel CRA il termine “rischio ambientale” non è stato inteso nel senso più ampio quale, ad esempio, un’attività di cava che distrugge una grotta, ma si “limita” a riconoscere la presenza di sostanze o situazioni in grado di alterare e inquinare l’ambiente ipogeo in funzione delle acque sotterranee.
Il termine "rischio ambientale", quindi, non fa riferimento a qualsiasi situazione che possa creare danno, ma riguarda solo i casi attuali in cui materiali estranei effettivamente presenti in grotta possono interagire con la circolazione delle acque sotterranee e di conseguenza inquinare, danneggiare o alterare gli acquiferi carsici ad essa collegati.
La limitazione è piuttosto drastica, ma necessaria per ridurre il campo di studio altrimenti eccessivamente esteso e ingestibile.